Symbola: festival della Soft Economy. “Open Data, piattaforme, ambienti collaborativi e reti per la digitalizzazione” 24 giugno 2015

Ciao a tutti!
Nuovo post per farvi il resoconto della prima delle due giornate del Festival della Soft Economy a cui ho partecipato, promosso da Symbola, fondazione per le qualità italiane, da Unioncamere, dalla Camera di Commercio di Macerata e dal Consorzio Aaster, in collaborazione con la Città di Treia, il Comune di Macerata, le Università di Camerino e di Macerata, la Regione Marche e SOS School Of Sustainability. La conferenza ” Open Data, Piattaforme, Ambienti Collaborativi e Reti per la Digitalizzazione” è iniziata poco dopo le 15 presso la sala conferenze dell’Hotel Grimaldi di Treia e promossa da MAB (Musei Archivi Biblioteche) Marche.
Innanzitutto è doveroso definire gli Open Data: in italiano “Dati Aperti”, sono appunto dati liberamente accessibili a tutti, di frequente fanno riferimento ad informazioni rappresentate in forma di database e riferite alle tematiche più disparate (cartografia, genetica, formule matematiche e scientifiche, ecc.), ma vi sono alcune difficoltà oggettive che impediscono alla pratica degli Open Data una larga diffusione.
Detto ciò, ha introdotto l’incontro Tiziana Maffei (Consigliere del Comitato nazionale italiano di ICOM – International Council of Museums Italia), la quale ha sottolineato l’importanza di acquisire le capacità necessarie per lavorare in modo strategico e integrato, poichè la professionalità di chi lavora nel campo dei Beni Culturali non è funzionale solo alla custodia del patrimonio culturale e io mi trovo pienamente d’accordo con questa affermazione!

Subito dopo, con il coordinamento dell’ingegnere Alberto Scocco, è iniziato il primo intervento del pomeriggio portato avanti da Stefano Benedetto direttore di Archivi, Musei e Patrimonio Culturale del Comune di Torino e dirigente del progetto MuseoTorino, quest’ultimo è stato il tema principale del suo contributo. In pratica è un Museo on line della città di Torino, la quale essa stessa è considerata la collezione: è un luogo d’incontro e collaborazione tra istituzioni pubbliche, private, associazioni, ecc.; conserva la conoscenza della città attraverso un numero rilevante di oggetti digitali (6.000 schede di luoghi, eventi, temi, soggetti, oggetti; 16.000 immagini; 549 libri digitalizzati; ecc.) e ne garantisce la conservazione nel tempo. Quindi MuseoTorino ha una sua biblioteca, un suo archivio e una sua mediateca, inoltre organizza mostre on line (ad esempio “Il Risorgimento è qui”) mettendo a disposizione app. con cui il visitatore può girare per la mostra e la città ottenendo tutte le informazioni di cui ha bisogno; questo progetto esiste grazie alla collaborazione con museologi, bibliotecari, archivisti, informatici, ecc., ha più di 900.000 visite, da ciò viene fuori l’importanza di lavorare in rete, poichè ognuno mette a disposizione la propria professionalità.

L’intervento successivo è stato di Maria Cassella dell’Università di Torino, la quale per lo più ha parlato di Open Data per i Beni Culturali, sostenendo che sono un’opportunità di valorizzazione dei contenuti, di integrazione e condivisione attraverso la partecipazione di tutti, quindi i requisiti necessari sono:

  • la qualità dei dati;
  • l’aggiornamento;
  • un ecosistema di applicazioni per usufruire degli stessi Open Data.

A questo punto la dottoressa ha posto a chi ascoltava questa domanda: “Quali Dati Aperti per i Beni Culturali? Metadati o libri digitalizzati?”
E la risposta definitiva è stata che entrambi sono importanti come Dati Aperti per i Beni Culturali, infatti il SAN (Sistema Archivistico Nazionale) ha un progetto di Open Data, anche molte biblioteche in Francia, Inghilterra, Spagna, ecc. ne hanno, un discorso a parte va fatto per l’Italia, in cui i Dati Aperti hanno soprattutto un valore economico, molti Open Data sono appunto aperti, ma non linked (ovvero non collegati); hanno difficoltà nell’essere interoperabili a livello politico ed è controproducente la poca consapevolezza dell’esistenza e del funzionamento degli Open Data da parte dei cittadini.

Dopo la dott.ssa Cassella è stato il turno di Antonella Mulè della Direzione Generale degli Archivi, Portale delle Imprese, la quale ha iniziato l’intervento illustrando il sito web del Sistema Archivistico Nazionale, che ha 700.000 riproduzioni digitali e ha avuto origine dall’esigenza molto forte di un punto d’accesso unitario rispetto alla pluralità di enti locali, istituti, ecc. presenti sul nostro territorio. L’intento del SAN è anche divulgativo, cerca di far conoscere il più possibile il patrimonio nazionale, è composto da schede archivistiche (linked Open Data), da appunto riproduzioni digitali, schede bibliografiche, ecc.
In particolare gli Archivi d’Impresa si trovano in un apposito portale e ne fanno parte anche moltissimi archivi di imprese presenti nelle Marche, quindi questo progetto mira appunto ad un censimento delle aziende che si trovano in Italia ed in questo caso la dott.ssa Mulè ci ha illustrato alcuni esempi molto importanti di imprese marchigiane presenti nel portale come la Fratelli Guzzini che vanta riproduzioni digitali dei loro prodotti.

Fabrizio Maimone di LUMSA – Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma ha parlato ad esempio dell’importanza di fare rete, della condivisione, del ruolo dei social media e della collaborazione nella diversità.
La condivisione è un valore necessario per lo scambio di conoscenze e i social media la facilitano, quindi collaborazione e cooperazione creano ponti, relazioni che permettono di promuovere la cultura gettando le basi per l’interoperabilità; allo stesso tempo però ci sono dei rischi:

  • illusione della “openess” (non tutti sono disponibili a condividere, essere aperti, ecc.);
  • barriere di carattere burocratico e culturale;
  • relazioni tra le organizzazioni coinvolte (la diversità può anche essere un vantaggio, nel senso che gruppi di persone con caratteri differenti possono dare spunti interessanti anche se non è facile la collaborazione).

Chiara Moroni insieme alla sua collega Alessandra ci hanno esposto l’attività per cui lavorano: Skilla di Amicucci Formazione, la quale propone soluzioni multimediali per le imprese sul fronte della conoscenza, quindi in particolare riguardo ad e-learning, comunicazione e sviluppo: questa sinergia permette di creare delle “library”, attraverso le quali il sapere può essere divulgato all’interno dell’azienda, un vero e proprio ambiente per la condivisione dei saperi che ha dato vita ad esempio a biblioteche cartacee, di conseguenza la trasposizione in digitale diviene necessaria per poter poi trasferire questi contenuti alle nuove generazioni (codificazione del sapere).
Un esempio che la dott.ssa Moroni ci ha riportato è stato quello dall’azienda Canali, per cui Skilla ha formulato un progetto di formazione per i neo assunti: sono state create library video per mostrare alle nuove leve la manualità del lavoro che sarebbero andati a svolgere, un manuale scritto non avrebbe potuto descriverlo allo stesso modo; quindi l’intento di queste library sta proprio nel riunire tutte le informazioni sia espresse che inespresse per trasmetterle e soprattutto per non sprecare nulla! Infatti vengono utilizzati tutti i dati possibili ai fini di raggiungere l’obiettivo che l’azienda si è prefissato.
In conclusione ci è stato spiegato che le library aziendali sono dei contenitori, luoghi virtuali in cui si trovano contenuti multimediali che possono essere fruiti, sono alimentati dallo staff, dai consulenti e dal personale stesso dell’azienda, inoltre la navigazione all’interno di esse è semplice, intuitiva ed ha una dimensione social.

L’ultimo intervento è stato del Coworker Librarian Tommaso Paiano, il quale ha esordito con questo concetto: “Le biblioteche sono a servizio delle imprese dei lavoratori!” ovvero la biblioteca rende poichè contribuisce agli utili di un’impresa.
Stiamo assistendo ad un grande cambiamento nel mondo del lavoro: chiudono le imprese e aumentano sempre di più i lavoratori autonomi, per questo l’associazione ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato ha promosso una rete di relazioni chiamata “Sharing Economy”, che incentiva la collaborazione tra tutte le tipologie di lavoratori. All’incirca dopo il 2000 è iniziata una riorganizzazione del lavoro: oltre al pubblico, al privato ed al terzo settore ora c’è il coworking, cioè l’insieme di diverse professionalità che cooperano e collaborano insieme e ha diverse caratteristiche interessanti:

  • parità uomini/donne;
  • alti livelli di istruzione;
  • spazi comuni e individuali;
  • postazioni lavoro ed aree relax;
  • collaborazione tra pubblico e privato;
  • ecc.

Le biblioteche hanno un ruolo fondamentale in questa nuova tipologia di lavoro, visto che possono ospitare spazi di coworking, fablab e via dicendo mettendo a disposizione postazioni singole e sale riunioni, spazi per parlare al cellulare, collezioni cartacee e digitali, aree per videoconferenze, personale competente, utenti come risorse per altri utenti, ecc.
In conclusione il dott. Paiano ci ha detto che un esempio può essere il sito NuovoGeronimo e che quindi anche il bibliotecario può essere un coworker, poichè è in grado di rielaborare la tradizione biblioteconomica-documentalista ed è competente.

Sono consapevole di essermi dilungata un po’ troppo, ho fatto del mio meglio, ma tutti gli interventi sono stati talmente interessanti e pieni di nuovi spunti che non ho potuto fare altrimenti!
Sono letteralmente impazzita per l’idea del MuseoTorino, qualsiasi comune d’Italia ha da offrire tantissimo e penso che attraverso questo progetto si possa davvero valorizzare tutto il patrimonio, le attività, gli eventi, le iniziative, ecc. che vengono organizzate.
Mi sono poi piaciute tantissimo le idee delle library aziendali per diffondere il sapere e del coworking per mettere insieme tante professionalità differenti, dare sfogo alla creatività e fare un vero e proprio “brain storming”, trovo che l’Italia in questo momento abbia davvero tanto bisogno di persone capaci, competenti, che amino il proprio il lavoro tanto da collaborare insieme per progettare, promuovere e valorizzare ciò che possediamo, un patrimonio immenso che sarebbe davvero un peccato se andasse sprecato.
Per ora è tutto, presto posterò il resoconto della seconda conferenza di Symbola: “Musei, Archivi e Biblioteche: valori di crescita economica e sociale”.
A presto,

Chiara^^

symbola

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